La situazione del Paese | 26

2010 marzo 3
by davide carbonai

L’Istat segnala che il tasso di disoccupazione sarebbe oggi pari all’8,6. Tra le tante statistiche – che piacciano o no – questa qua è importante: è una statistica economica calcolata sugli uomini. Correttamente – per modo di dire – i giornalisti economici citano le statistiche occupazionali insieme ad altre statistiche economiche;  ad oggi, per esempio: 1. il rapporto tra il deficit e il Pil, pari al 5,3 per cento (e superiore a quello registrato nell’anno precedente, che era pari al 2,7 per cento); 2. il debito pubblico che sale al 115,8 per cento del Pil; 3. la pressione fiscale che è aumentata di un decimo di punto nel 2008 attestandosi al 42,9 per cento; 4. nel 2009 il prodotto interno lordo italiano è diminuito del 5 per cento (secondo i primi dati comunicati dall’Istat in via provvisoria). Queste statistiche – si considerino almeno queste poche statistiche – dovrebbero essere lette congiuntamente. Sul piano economico/sociale, la cosa sembra preoccupante; per farla breve, il tasso di disoccupazione, generalmente, in Italia, cresceva quando anche il Pil cresceva (per quelle ragioni che spiega il Reyneri nella sua Sociologia del mercato del lavoro e che qui non spiego) mentre oggi, cresce al decrescere della ricchezza. Le ragioni di tutto questo non le spiego: sono comunque sociali e non sono solo una congiuntura economica. Invito però il disgraziato lettore di questo post alla lettura di Se tre milioni vi sembran pochi di Luciano Gallino. In questo caso, il libro del 1998 spiega meglio il presente di qualunque altro libro o post del presente. Però, al di là di molte analisi e critiche, specifiche sul tema, io sostengo qui un’ipotesi: la maggior parte della classe politica (e qui ci includo i militanti, i consiglieri comunali, i deputati, i ministri, i consiglieri regionali, di destra/sinistra, nord/sud/centro) non conosce la differenza tra tasso di disoccupazione e tasso di occupazione. Non sa definire queste statistiche. Non sa cosa siano. Ovvero: non conosce l’ABC della società italiana. Sul piano logico, la lettura degli articoli di economia, e così quelli relativi alle statistiche occupazionali ed economiche senza la benché minima conoscenza del significato reale delle statistiche, riproduce, quotidianamente, il nulla: il grande protagonista dei nostri tempi. Il vuoto politico di una classe dirigente (ad ogni livello).
Queste statistiche – molto preoccupanti – non sono oggetto di discussione della classe politica. O meglio, sono tradotte e comunicate, mediatizzate, attraverso un linguaggio personalizzato, ri-elaborato soggettivamente, incapace di sortire riflessioni – e politiche del lavoro – minimamente decenti.
Sono tornati i problemi, e con questi, l’incapacità di risolverli.

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