PLEXUS
«Una morfologia della storia, per quanto valida, eccitante ispiratrice possa essere, è sempre una scienza della morte. Splengler non si preoccupa di quel che è situato al di là dalla storia. Io lo sono. Altri lo sono. Anche se il Nirvana è soltanto una parola, è una parola carica di significato, contiene una promessa. Quel “segreto” posto in fondo al cuore del mondo può ancora venir portato alla luce del giorno. [Ed] anche secoli addietro fu già definito un segreto di Pulcinella.
Se la soluzione della vita consiste nel viverla, allora viviamo, viviamo più abbondantemente! I maestri della vita non si trovano nei libri. Non sono figure storiche. Sono situati nell’eternità, e ci supplicano incessantemente di raggiungerli, nell’eternità.
A portata della mia mano, mentre scrivo queste righe, ho una fotografia strappata da un libro, fotografia d’un saggio cinese sconosciuto che è in vita oggi. Sia che il fotografo non abbia saputo chi fosse, sia che abbia taciuto il suo nome, noi sappiamo soltanto che è di Pechino: questa è l’unica informazione che ci sia stata concessa. Quando volto la testa per guardarlo, mi pare che sia qui nella mia camera: in carne ed ossa. Egli è più vivo, anche in fotografia, di qualunque persona io abbia mai conosciuta. »
Henry Miller, PLEXUS, traduzione 1969 di Furst H., Longanesi, Milano, pag. 285 (Volume II).
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