L’Università italiana | particolarismo versus universalismo

2010 marzo 19
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by davide carbonai

Questo pomeriggio, Strelnik mi gira un link: il manifesto del 19 marzo pubblica un articolo sui ricercatori dell’università di Torino che annunciano un’astensione dalle attività didattiche a partire dal prossimo anno accademico.
Su skype comincia un dibattito tra lo Strelnik, appassionato e attento osservatore della cosa pubblica in Italia e nel mondo, ed io (precario decennale dell’Università italiana) con un misero contratto di insegnamento in scadenza ad aprile (e quindi matematicamente fuori dal sistema accademico italiano). Nel dibattito-skyppato io sostengo una posizione: i movimenti di protesta italiani sono organizzati per rivendicare non un sistema universitario migliore – e quindi migliore per tutti – ma per rivendicazioni “personalistiche”.

I problemi dei ricercatori precari li conosco. Io sono un precario d’eccellenza. Dopo il conseguimento del dottorato riesco a pubblicare in varie riviste, insegno per cinque anni, faccio parte di vari gruppi di ricerca (non finanziati dal sistema pubblico). Nel 2006 la rivista Polis mi assegna pure il Premio Giovani Ricercatori. Dopo questo importante riconoscimento, l’Università italiana, il mio ateneo, finanzierà con euri zero le mie ricerche future.
Al momento, non ho chances di restare nel sistema accademico.
Detto questo, vorrei però spendere due parole sulle varie forme di protesta, il movimento e la rete dei ricercatori precari. Vorrei che ci fosse una protesta seria in Italia, per avere una università giusta, libera, aperta, fondata su valori universali.
Le manifestazioni come quella di Torino, che guardo con simpatia, molta, in fondo, però, non risolvono i miei problemi. E nemmeno i miei obiettivi (una università migliore).
Purtroppo, in Italia, non c’è un movimento, sociale e collettivo, che proponga, seriamente, un sistema universitario aperto, funzionante, libero. I ricercatori precari agiscono a livello locale (nel Nord ed un po’ nel Centro) oppure a livello individuale (nel Sud).
Non abbiamo forme di lotta unitarie. E le organizzazioni sindacali di certo non ci aiutano. In altri termini, seppur in scala diversa, la tendenza reale è verso la situazione particolare (l’individualismo).
Per una Università migliore, serve un’azione collettiva, organizzata, strutturata. Ed una piattaforma. Si propone la piattaforma, al governo. La si discute. Se non accettano, il movimento protesta. In tutta Italia. Si torna a trattare. Si sente cosa ci dicono. Si possono pure modificare i termini della piattaforma. Poi, si protesta di nuovo. A Roma. Nelle sedi locali ed a Roma. Ma a Roma di più.
E così via. Fino a che non si raggiunge un accordo, accettabile, da ambo le parti. Manca sia la piattaforma che l’azione collettiva.

Vorrei ricordare che il sistema di selezione è sostanzialemente funzionante su criteri particolarstici. ovvero: i baroni hanno vinto (e così i loro raccomandati, oggi delfini, domani nuovi baroni). Se vogliamo promuovere una università migliore, lasciamo fuori i baroni, i docenti ed i ricercatori raccomandati, i dottorandi raccomandati. Loro hanno già vinto. Non sono precari della ricerca, poiché non fanno parte della ricerca.

Con tutta onestà, il futuro è molto incerto. E non so manco con chi parlarne.

Il bottaio che vede più in là…

2010 marzo 3
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by davide carbonai

Griffy the Cooper

« The cooper should know about tubs.
But I learned about life as well,
And you who loiter around these graves
Think you know life.
You think your eye sweeps about a wide horizon, perhaps,
In truth you are only looking around the interior of your tub.
You cannot lift yourself to its rim
And see the outer world of things,
And at the same time see yourself.
You are submerged in the tub of yourself —
Taboos and rules and appearances,
Are the staves of your tub.
Break them and dispel the witchcraft
Of thinking your tub is life!
And that you know life! »

Griffy il bottaio

« Il bottaio deve intendersi di tinozze.
Ma io conoscevo anche la vita,
e voi che vi aggirate fra queste tombe
credete di conoscere la vita.
Credete che i vostri occhi spazino su un largo orizzonte, forse,
in realtà state solo guardando le pareti della tinozza.
Non potete sollevarvi ai suoi orli
E vedere il mondo esterno delle cose,
e così vedere voi stessi.
Siete sommersi nella vostra tinozza -
Tabù e regole e apparenze,
sono le droghe della vostra tinozza.
Spazzatele e rompete l’incantesimo
Di credere che la vostra tinozza è la vita,
e che voi conoscete la vita! »

Edgar Lee Masters (1913), Spoon River Anthology, tr. It. Fernanda P. (1943), Antologia di Spoon River, Universale Einaudi, Torino.

La situazione del Paese | 26

2010 marzo 3
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by davide carbonai

L’Istat segnala che il tasso di disoccupazione sarebbe oggi pari all’8,6. Tra le tante statistiche – che piacciano o no – questa qua è importante: è una statistica economica calcolata sugli uomini. Correttamente – per modo di dire – i giornalisti economici citano le statistiche occupazionali insieme ad altre statistiche economiche;  ad oggi, per esempio: 1. il rapporto tra il deficit e il Pil, pari al 5,3 per cento (e superiore a quello registrato nell’anno precedente, che era pari al 2,7 per cento); 2. il debito pubblico che sale al 115,8 per cento del Pil; 3. la pressione fiscale che è aumentata di un decimo di punto nel 2008 attestandosi al 42,9 per cento; 4. nel 2009 il prodotto interno lordo italiano è diminuito del 5 per cento (secondo i primi dati comunicati dall’Istat in via provvisoria). Queste statistiche – si considerino almeno queste poche statistiche – dovrebbero essere lette congiuntamente. Sul piano economico/sociale, la cosa sembra preoccupante; per farla breve, il tasso di disoccupazione, generalmente, in Italia, cresceva quando anche il Pil cresceva (per quelle ragioni che spiega il Reyneri nella sua Sociologia del mercato del lavoro e che qui non spiego) mentre oggi, cresce al decrescere della ricchezza. Le ragioni di tutto questo non le spiego: sono comunque sociali e non sono solo una congiuntura economica. Invito però il disgraziato lettore di questo post alla lettura di Se tre milioni vi sembran pochi di Luciano Gallino. In questo caso, il libro del 1998 spiega meglio il presente di qualunque altro libro o post del presente. Però, al di là di molte analisi e critiche, specifiche sul tema, io sostengo qui un’ipotesi: la maggior parte della classe politica (e qui ci includo i militanti, i consiglieri comunali, i deputati, i ministri, i consiglieri regionali, di destra/sinistra, nord/sud/centro) non conosce la differenza tra tasso di disoccupazione e tasso di occupazione. Non sa definire queste statistiche. Non sa cosa siano. Ovvero: non conosce l’ABC della società italiana. Sul piano logico, la lettura degli articoli di economia, e così quelli relativi alle statistiche occupazionali ed economiche senza la benché minima conoscenza del significato reale delle statistiche, riproduce, quotidianamente, il nulla: il grande protagonista dei nostri tempi. Il vuoto politico di una classe dirigente (ad ogni livello).
Queste statistiche – molto preoccupanti – non sono oggetto di discussione della classe politica. O meglio, sono tradotte e comunicate, mediatizzate, attraverso un linguaggio personalizzato, ri-elaborato soggettivamente, incapace di sortire riflessioni – e politiche del lavoro – minimamente decenti.
Sono tornati i problemi, e con questi, l’incapacità di risolverli.

Il sistema | 2010 sul continuum “stupidità-ignoranza”

2009 dicembre 31
by davide carbonai

Il 2010 sarà un anno di m****. Politicamente sarà un po’ come diceva il Galeano (”italianizzato” dall’Amelisa che me l’ha tradotto dal portoghese, muito obrigado, ndr). Lo riporto più sotto. Aggiungo solo due o tre cose. Anche quattro. Il 2010 sarà probabilmente (molto probabilmente) in linea con il 2009: sempre peggio. Ormai la politica ha ri-definito le sue regole finendo con l’istituzionalizzarle. A suon di nulla; ed i nuovi gruppi dirigenti avanzano (vecchi o giovani, ripescati o novelli che siano) senza una riflessione seria, senza una politica praticabile. E su queste basi che il sistema si riproduce. A suon di proclami, belle speranze, retorica, le mafie locali e nazionali (meglio il termine di “cliques”, come lo utilizzava Selznick, ndr) informali o istituzionalizzate che siano, si tramandano profeticamente il potere dal “nulla” col solo fine di preferire al benessere collettivo, quello personale o del gruppo. C’è questo problema di fondo che sottolineo da tempo: questa cultura politica, più che sul continuum “destra-sinistra” (come ebbe a dire Bobbio) si muove sul continuum “stupidità-ignoranza”.  I nemici sono alle porte…. io sempre più nella merda.

E che i popoli del mondo (da leggere in tono altisonante, ndr) abbiano a riflettere sulle parole del Galeano. Dalla gelida Slusk in  Bielorussia, alla caratteristica Berat nel sud dell’Albania, fino ai centri nevralgici del potere economico mondiale, passando dalle valli dell’Arno (sia il valdarno Superiore che Inferiore, senno quelli di San Miniato si incazzano, ndr) per poi scendere ancora tra quelle create dal Tordino e dal Vomano, e così per tutta la terra sino a… (fate un po’ voi, mi sono già rotto le palle, ndr)… che tutti quanti abbiano da riflettere su queste parole:

« I funzionari non funzionano

I politici parlano ma non dicono

I votanti votano ma non scelgono

I mezzi di informazione disinformano

I centri di studio insegnano a ignorare

I giudici condannano le vittime

I militari sono in guerra con i loro compatrioti

I poliziotti non combattono i crimini, sono occupati a commetterli.

Le bancarotte sono socializzate, i lucri privatizzati.

Il denaro è più libero delle persone

Le persone sono a servizio delle cose »

Edoardo Galeano (Il libro degli abbracci)

O sistema | 1

2009 dicembre 21
by davide carbonai

Few words to describe the system in Galeano’s meaning.

« Os funcionários não funcionam.

Os políticos falam mas não dizem.

Os votantes votam mas não escolhem.

Os meios de informação desinformam.

Os centro de ensino ensinam a ignorar.

Os juízes condenam as vitímas.

Os militares estão em guerra contra seus compatriotas.

Os policiais não combatem os crimes, porque estão ocupados cometendo-os.

As bancarrotas são socializadas, os lucros são privatizados.

O dinheiro é mais livre que as pessoas.

As pessoas estão a serviço das coisas. »

Galeano Eduardo (1991), O livro dos abraços, Traduçao em portuguese de Eric Nomuceno, Lpm Editores, p. 129.

PLEXUS

2009 dicembre 12
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by davide carbonai

«Una morfologia della storia, per quanto valida, eccitante ispiratrice possa essere, è sempre una scienza della morte. Splengler non si preoccupa di quel che è situato al di là dalla storia. Io lo sono. Altri lo sono. Anche se il Nirvana è soltanto una parola, è una parola carica di significato, contiene una promessa. Quel “segreto” posto in fondo al cuore del mondo può ancora venir portato alla luce del giorno. [Ed] anche secoli addietro fu già definito un segreto di Pulcinella.

Se la soluzione della vita consiste nel viverla, allora viviamo, viviamo più abbondantemente! I maestri della vita non si trovano nei libri. Non sono figure storiche. Sono situati nell’eternità, e ci supplicano incessantemente di raggiungerli, nell’eternità.

A portata della mia mano, mentre scrivo queste righe, ho una fotografia strappata da un libro, fotografia d’un saggio cinese sconosciuto che è in vita oggi. Sia che il fotografo non abbia saputo chi fosse, sia che abbia taciuto il suo nome, noi sappiamo soltanto che è di Pechino: questa è l’unica informazione che ci sia stata concessa. Quando volto la testa per guardarlo, mi pare che sia qui nella mia camera: in carne ed ossa. Egli è più vivo, anche in fotografia, di qualunque persona io abbia mai conosciuta. »

Henry Miller, PLEXUS,  traduzione 1969 di Furst H., Longanesi, Milano, pag. 285 (Volume II).

Inno alla carità

2009 dicembre 2
by davide carbonai

« Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei un bronzo risonante o un cembalo squillante. Se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza e avessi tutta la fede in modo da spostare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla. Se distribuissi tutti i miei beni per nutrire i poveri, se dessi il mio corpo per essere arso, e non avessi la carità, non mi gioverebbe a nulla.

La carità è paziente, è benigna la carità; la carità non invidia, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, ma si compiace della verità; tutto tollera, tutto crede,
tutto spera, tutto sopporta.

La carità non verrà mai meno. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà, la scienza svanirà; conosciamo infatti imperfettamente, e imperfettamente profetizziamo; ma quando verrà la perfezione, sparirà ciò che è imperfetto.

Quando ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Da quando sono diventato uomo, ho smesso le cose da bambino. Adesso vediamo come in uno specchio, in modo oscuro; ma allora vedremo faccia a faccia. Ora conosco in parte, ma allora conoscerò perfettamente, come perfettamente sono conosciuto.

Ora esistono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità; ma la più grande di esse è la carità ».

S. Paolo – Prima lettera ai Corinzi 13,1

Sta pure sulla Bibbia!

2009 dicembre 2
by davide carbonai
« Non farete ingiustizia nel giudicare; non userai parzialità col povero né presterai onore alla persona del potente; ma giudicherai il tuo prossimo con giustizia  ».
Bibbia , Levitico 19.5

Fragmentations

2009 dicembre 1
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by davide carbonai

NB_01

I problemi della sinistra italiana: lo porti te stasera un film in dvd oppure ne noleggiamo uno?

2009 novembre 27
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by davide carbonai

Già da tempo volevo scrivere un post sulla « sinistra italiana »; avevo cominciato a scrivelo, poi correggerlo poi… Siccome ho ricevuto una montagna di lettere e di e-mail… (disgraziato lettore, è ironico, ndr) alla fine ho ceduto. Ma non mi andava di dire cose del tipo:  « la sinistra in Italia è proprio messa male », oppure che « abbiamo completamente la testa » oppure « siamo arrivati alla frutta » oppure… Mi sarebbe parso banale ed inutile. Poi, per un attimo, avevo anche sperato in un partito unitario della sinistra… Però, purtroppo, …beh… sì, siamo davvero messi male. C’era Gramsci che diceva una volta cose di questo tipo:

«Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza.» (da L’Ordine Nuovo, anno I, n. 1, 1° maggio 1919)

Si tratterebbe dunque di 1. Studiare; 2. Organizzarsi; 3. Agire. Oggi, ognuno, fa i cazzi suoi. Ci si organizza male e  l’azione serve a poco. Quello che però più mi preoccupa è il punto primo. E non è per fare il secchione. La società è complessa: o cerchi di leggere e studiare quello che molti scrivono/hanno scritto su come funzionano certe cose… oppure continui a sparare cazzate. L’attività di critica, e di proposta, fa parte della cultura politica della sinistra italiana (e penso pure di quella europea). Fondamentalmente, e di questo ne son convinto… o siamo ignoranti, o non siamo di sinistra.